top of page

Spedizione Sicilia: Rilievo Preventivo delle Grotte della Baia di Cornino (TP)

Ricognizione e Tavole per un lavoro di riconoscimento degli elementi antropici notevoli delle principali cavità dell’area.

 

A cura del Dott. Vittorio Lauro

Vai alle tavole CLICCANDO QUI

Premesse

 

In data 7 maggio 2018 il Direttore del GASTP (Gruppo ambientale speleologico Trapanese) il dott. Antonino Gallina ha inviato una richiesta ufficiale di intervento all’attenzione del direttore dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology and Ethnology) il dr. Daniele Petrella, per effettuare una ricognizione presso alcune cavità localizzate nella Baia di Cornino (TP) nelle quali il GASTP, nel corso delle normali attività di ricognizione e salvaguardia, aveva individuato alcune tracce di resti umani e di utilizzo antropico delle stesse. Il Dr. Petrella ha quindi indicato i dottori Annalisa Buono e Vittorio Lauro affinché si occupassero rispettivamente delle attività di riconoscimento dei resti umani e delle attività di rilievo preventivo e riconoscimento di tracce archeologiche delle cavità. La missione esplorativa (denominata in codice IRIAE con la sigla ES) ha avuto luogo dall’8 maggio 2018 fino al 16 maggio 2018. Il presente lavoro riporta l’elaborazione dei dati preliminari ottenuti dal sottoscritto dott. Lauro a seguito della missione, e delinea le possibili vie di intervento da attuare di seguito.

 

Nota operativa

 

Le attività di esplorazione e rilievo sono state effettuate rispettando integralmente la normativa vigente. Il GASTP ha garantito per l’accesso nelle cavità le quali sono tutte raggiungibili e il cui ingresso è aperto al pubblico. Nessun elemento, geologico o antropico è stato manomesso. Tutte le attività di riconoscimento dei resti umani sono state svolte a occhio senza l’ausilio di alcuno strumento se non di natura ottica. I rilievi sono stati effettuati con fotogrammetria a luce radente, senza l’ausilio di flash al magnesio che potessero intaccare la struttura delle pareti o eventuali pitture. Nessun elemento ceramico, osseo o litico è stato rimosso dall’originale luogo di ritrovamento.

 

Considerazioni Archeologiche

 

Uno dei principali problemi nel relazionarsi con l’archeologia preistorica siciliana è rappresentato purtroppo dal reperimento delle informazioni principali. Molti dei siti che sono stati esplorati sono già noti ad archeologi locali ed istituti di ricerca del territorio ma gli studi sono spesso stati pubblicati in monografie che difficilmente hanno avuto una diffusione oltre la Sicilia. Se poi si considera che nessuno di questi testi è stato tradotto in inglese, si può osservare come la preistoria siciliana sia in larga parte sconosciuta oltre i confini dell’isola. Un altro problema è rappresentato dalla importanza archeologica rivestita dalla Sicilia punica, greca e romana la quale ha comportato uno squilibrio degli studi che si sono concentrati verso quei periodi noti anche dalle fonti per essere rilevanti e ingiustamente ascrivendo la preistoria Siciliana a fenomeni di sottovalutazione dei processi sociali imprestati da contesti più noti dell’Europa continentale. È opinione di chi scrive invece che la preistoria siciliana presenti dei caratteri di unicità che la avvicinano maggiormente alle realtà levantine e del mediterraneo orientale che nei periodi in esame di occupazione ed uso delle cavità conoscevano periodi di elevata complessità sociale ascrivibile a società urbane o protourbane (come il sito cipriota di Khirokitia o quello anatolico di Göbekli Tepe).

 

Le premesse alle nostre considerazioni.

 

I riferimenti alle civiltà del mediterraneo orientale non sono casuali e partono dall’importante studio pubblicato su Nature nel maggio 2017 che studia la diffusione e la distribuzione di DNA mitocondriale nelle popolazioni siciliani e del sud della calabria che dimostra la provenienza di popolazioni provenienti da Cipro e dal levante con una prima ondata proprio nelle prime fasi del neolitico (in un periodo compreso fra il 10000 a.C. e l’8000 a.C. , quindi contemporaneo ai succitati siti presi in esame). L’unica grotta che sia stata sottoposta ad uno scavo intensivo e che possiamo usare come riferimento alle nostre indagini è la Grotta dell’Uzzo, ascrivibile allo stesso orizzonte culturale delle grotte da noi indagate anche per caratteristiche morfologiche delle stesse di seguito esposte. In quel caso la grotta presenta un uso che va dall’8000 a.C. fino al 6000 a.C..

 

Le caratteristiche comuni

 

Ciò che ha subito attirato l’attenzione del Dott. Lauro e della dott.ssa Buono sono le caratteristiche che la grotta Pecten, la grotta delle Colonne e la Grotta dei Porci condividono.

In primo luogo la posizione e la morfologia:

  • tutte le grotte hanno l’ingresso rivolto verso il mare.

  • Tutte presentano una deposizione, che sembra essere secondaria o a seguito di manipolazioni di sorta, collocata sul fondo della grotta di fianco ad un ripiano che ne definisce la nicchia.

  • Tutte presentano, o presentavano al momento dell’utilizzo come confermato dal dott. Gallina, un corpo roccioso naturale calcareo esterno che forniva all’ingresso di ognuna un aspetto “monumentale”.

  • Tutte le grotte sono completamente prive di ceramica se non materiali di epoche sicuramente successive e dovuti a utilizzi successivi delle cavità, le quali, non va dimenticato, sono state utilizzate fino a venti anni fa come ricovero per animali o magazzini di derrate alimentari.

  • Un’altra caratteristica fondamentale è lo stato dei resti umani. A causa infatti delle colate di calcare tutte le ossa risultano ingabbiate ed impastate con la stessa sostanza geologica che costituisce le stalattiti e le stalagmiti delle grotte. Per quanto non si possa compiere una datazione precisa sulla crescita delle concrezioni in quanto influenzate da vari fattori che mutano nel corso dei secoli, il dott. Gallina afferma con certezza che tali strutture non possano essersi generate in meno di 5000 anni, costituendo un termine post quem per il quale le deposizioni non possono essere state collocate entro il 3000 a.C.

  • Tutte le deposizioni, ad una prima analisi della Dott.ssa Buono, sono singole.

 

Una simile coesistenza di fattori comuni, se ognuno di questi dati fosse confermato, definisce un orizzonte culturale le cui proposte interpretative riportate di seguito sono da considerarsi preliminari e provvisorie e necessitano di uno studio approfondito in tal senso. Si tratta per il momento di tesi che vanno completamente suffragate o confermate. In ogni caso, una simile complessità culturale spinge a considerazioni di maggiori complessità delle popolazioni della Sicilia neolitica non spiegabile con il modello standard (e sempre più messo in discussione) dei cacciatori raccoglitori nomadi.

 

Analisi puntuale delle cavità:

 

Grotta Macari

 

La Grotta di Macari rappresenta un luogo di interesse archeologico eccezionale. L’intera struttura ha una pavimentazione fangosa, probabile risultato dell’interferenza del mare a cui è prossima, è costellata di resti umani e reperti ceramici. Ad una primissima interpretazione, avvenuta in loco, sembrerebbero trattarsi di resti ceramici punici. Una simile interpretazione troverebbe conferma nella disposizione delle ossa, nell’interpretazione della dott.ssa Buono in seconda deposizione, a conferma dell’esistenza di antichi ossari fenici. A causa dell’eccezionalità del rilevamento ed essendo esterno all’orizzonte culturale di nostro interesse in questa sede, si lasciano ulteriori considerazioni ai risultati ottenuti dalla missione progettata dall’IRIAE sotto la direzione del dr. Alfredo Carannante e il dott. Antonino Gallina.

 

Grotta Polifemo e Grotta Emiliana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le due cavità sono molto utili alla nostra proposta interpretativa proprio perché estranee all’orizzonte culturale di nostro interesse, e possono mostrare le profonde differenze esistenti nell’uso delle grotte in base alle differenti epoche storiche.

La grotta emiliana ha avuto numerosi utilizzi. Alcuni reperti sono stati addirittura assegnati al paleolitico medio, per quanto tale interpretazione sia dibattuta. In generale il riparo ha fornito ospitalità nel corso dei millenni sia alla fauna che alle varie popolazioni umane, anche se purtroppo molte delle tracce sono state distrutte dai forni per la calce costruiti in loco nel secolo scorso. Quel che è certo è che non vi è alcuna traccia di deposizione a riprova che il seppellimento in grotta in queste zone non è legato a quelle comunità che utilizzavano le stesse cavità come riparo di uso quotidiano. Le numerose tracce comunque testimoniano che la cavità, di facile accesso e dall’ingresso estremamente ampio, sia stata utilizzata per lo più nel neolitico locale (5500 a.C. ca).

 

 

 

 

 

 

 

Discorso completamente diverso per la vicina grotta Polifemo, nota soprattutto al mondo per le interessantissime pitture rupestri di epoca eneolitica locale (6500 a.C. ca). Contrariamente alle fantasiose teorie rintracciabili nella bibliografia locale, che vuole le pitture in qualche modo collegate al solstizio d’estate (che naturalmente in epoca eneolitica non cadeva nello stesso periodo di quello attuale), esse si configurano nelle forme e nelle caratteristiche tipiche delle pitture mediterranee del periodo. Anche se ora sono esposte alle intemperie a causa di un evidente crollo che le ha poste in evidenza, esse dovevano in origine trovarsi in un punto alquanto irraggiungibile della grotta, la quale doveva in origine apparire come una sottile spaccatura nella roccia dall’ampio ingresso e nessuno sviluppo notevole interno. Priva di alcun interesse per i popoli dell’orizzonte culturale di nostro interesse (e difatti non è stata trovata alcuna sepoltura al loro interno), ed invece perfetta per i “pittori” eneolitici.

 

 

 

Le due grotte prese ora in esame dimostrano come le sepolture dovevano avvenire in luoghi specifici e che mostrassero specifiche caratteristiche, che evidentemente rispondevano a delle necessità culturali dei popoli che le produssero. Per quanto per noi è impossibile ricostruire tali “necessità” possiamo però catalogarle e in questo modo ricostruire alcune caratteristiche di questi popoli.

Grotta dei Porci

 

 

 

 

La grotta deve il suo nome al fatto di essere stata per decenni la tana dei porcospini della zona. L’esterno della grotta è rappresentato da un monumentale blocco di calcare ancora in situ che si rivolge verso il mare. Verso l’esterno della grotta e nelle zone subito adiacenti ad esso sono stati riconosciuti elementi ceramici ma nessuno in connessione con i resti umani i quali si trovano sul fondo perfettamente conservati grazie al fatto di essere stati inglobati nella colata calcarea. La dott.ssa Buono, anche osservando i rilievi preliminari effettuati sulle ossa, è giunta alla conclusione che esse fossero in seconda deposizione, il ché ha portato alla supposizione di una manomissione come nel caso di un ossario. Un altro elemento importante è la totale assenza di elementi ceramici all’interno del blocco il ché fa escludere una deposizione in urna o la presenza di elementi di corredo in vaso. All’interno della grotta il rilievo non ha posto in evidenza la presenza di alcun dipinto. La nicchia delle ossa è collocata subito al di sotto di un rialzamento che al momento della deposizione doveva avere l’aspetto di un banco di appoggio, per il quale il sottoscritto ha proposto il collocamento di offerte funerarie di materiali altamente deperibili.

Grotta Colonne

 

Probabilmente la cavità più interessante dell’intero gruppo di quelle esplorate. L’ingresso, un tempo sovrastato anch’esso da un blocco calcareo naturale, è stato intagliato per assumere un aspetto perfettamente squadrato. L’interno si compone di un grande ambiente circolare dal quale si può accedere ad un secondo ambiente localizzato più in basso, sul cui lato più profondo ritroviamo la nicchia con i resti umani circondata dal banco di appoggio. Anche in questo caso le ossa sono state ingabbiate all’interno della colata. Un aspetto unico di questa grotta è che al momento dell’utilizzo, l’ambiente più in basso era occupato da uno specchio d’acqua rifornito da un ruscello sotterraneo, il tutto indicato da alcune stalattiti testimone che ci restituiscono l’originale livello dell’acqua, più in basso comunque della nicchia di deposizione che doveva essere sovra la superficie dell’acqua. Nella grotta non sono presenti elementi ceramici.

 

Grotta Pecten

 

La grotta prende il nome da una pecten fossile incastonata subito sopra l’arco d’ingresso. La cavità ha subito notevoli trasformazioni a causa dell’eccessiva vicinanza ad una cava di estrazione tuttora in uso. Ciò ha provocato la demolizione del corpo calcareo esterno (di cui restano le tracce di appoggio) ed un crollo della pavimentazione interna della grotta. Ciò ha creato un ambiente aggiuntivo nel quale sono dilavati i resti umani e l’originale banco d’appoggio. Per fortuna le formazioni geologiche della parte originale e dei blocchi che imprigionano le ossa umane, sono chiaramente diverse da quelle della zona successiva, e permettono facilmente la ricostruzione dell’evento che deve essere avvenuto in tempi relativamente recenti impedendo la formazione di stalattiti e stalagmiti. Per quanto i resti siano fortemente rovinati e andrebbero sottoposti a ulteriori indagini, la dott.ssa Buono ha provvisoriamente proposto si tratti dei resti di due individui, un adulto ed un subadulto, in ogni caso anche in questo caso non vi è alcuna traccia di ceramica e le ossa sono in seconda deposizione (tripla se si considera il crollo e il successivo dilavamento).

 

 

La Proposta Interpretativa provvisoria

 

Per quanto l’ingabbiamento calcareo ci fornisce un termine ante quem per le deposizioni, la totale assenza di materiale litico ci impedisce di compiere una datazione precisa. La seguente proposta interpretativa è al momento una suggestione la quale dovrà essere suffragata da indagini e ricerche nelle modalità di seguito proposte.

 

È opinione di chi scrive che siamo al cospetto delle tracce di un popolo di allevatori o praticanti il ranching che occupava la zona prima delle popolazioni eneolitiche di cacciatori raccoglitori e posto in stretta correlazione con il mare ma non in funzione di sussistenza (per la quale avremmo trovato i noti corredi legati a simili attività) ma  forse in funzione di opposizione. Tale supposta opposizione, che colloca i defunti in luogo di guardiani della comunità, potrebbe essere legata agli arrivi dei popoli mediorientali come testimoniato dagli studi di genetica sovracitati. Riguardo alla presenza di deposizioni che possano apparire come ossari, abbiamo numerosi confronti etnici che rompono lo schema classico che vuole l’allevatore collocato in una tomba con corredo ceramico, ma che invece mostra, per gli elementi di spicco della comunità, l’inumazione in ossari in pelle di animale e corredi funerari di derrate alimentari. Se tali suggestioni fossero esatte, la zona del Trapanese potrebbe mostrare uno spaccato assolutamente nuovo della preistoria mediterranea ricollocando in un’ottica nuova la Sicilia nel complesso rapporto con le popolazioni mediorientali prima e indoeuropee dopo.

 

 

Come procedere, tre proposte:

Aldilà dell’indubbio interesse scientifico rappresentato dalle tombe/grotte della baia di Cornino, è opinione di chi scrive che bisogna immaginare tre possibili percorsi affinché fattivamente venga avviato un sistema di ricerca che possa realmente valorizzare il territorio attraverso la riscoperta di questo popolo dimenticato.

 

 

Il Rilievo di Dettaglio

Ottenere l’autorizzazione dal MIBACT per procedere ad un rilievo di dettaglio in alta definizione in almeno tre delle grotte, rintracciando i fondi necessari e un ente che possa assumersi l’incarico, come preludio per la progettazione di future missioni archeologiche in loco.

 

Il libro

Uno dei principali problemi già manifestato in apertura dell’archeologia siciliana, specialmente in ambito preistorico, è l’isolamento delle pubblicazioni. I siti di Cornino potrebbero rappresentare un punto di partenza per la divulgazione oltralpe di questa materia attraverso una monografia pubblicata in inglese.

L’archivio

Un’ultima soluzione proposta è il finanziamento di un’operazione di rilievi esaustivi di tutti i complessi delle grotte presenti nel territorio di Cornino e nei limitrofi golfi del Cofano e di Castellamare al fine di generare un archivio digitale che possa fungere da preservazione virtuale delle grotte e come strumento di proposta in ambito europeo di un progetto di ricerca europeo sull’intera area.

Le Tavole dei Rilievi

Ancora 1
bottom of page